Indizi di un’educazione differente

L’esame di Didattica della Scienza: un giallo sulle tracce di Padre Secchi.

Quando si tratta di educare alla scienza non esiste il metodo esatto, esiste piuttosto una sensibilità.
Una volontà di educare favorendo lo sviluppo delle capacità critiche dell’individuo e della collettività. E’ questa la premessa al centro dell’incontro tenutosi ieri 16 gennaio, a Villa Mirafiori, un incontro che per gli studenti del corso di Didattica della Scienza era anche un’esame universitario. La cattedra in questione è di Nicoletta Lanciano, professoressa del Dip. di Matematica della Sapienza e membro del Movimento per la Cooperazione Educativa. Un’associazione italiana che guarda alla pedagogia popolare, con l’obiettivo di “creare in classe climi favorevoli all’ascolto e alla comunicazione autentica”.
La docente spende così i suoi 6 CFU, costruendo percorsi didattici che anziché terminare con una prova scritta si traducono in un laboratorio per studenti liceali e ricercatori. L’argomento affrontato quest’anno è l’astronomia, la storia dell’astronomia a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’introduzione delle lastre fotografiche, una storia che intreccia i college universitari statunitensi dell’epoca, gli astronomi dell’osservatorio romano di Monteporzio Catone e gli scienziati pontifici del Collegio Romano.

E’ intorno a Padre Secchi che nasce questo percorso, un percorso indiziario, come dice la professoressa, costruito a partire da informazioni particolari e frammentarie. “L’opposto di ciò che siamo abituati a fare con Wikipedia”, dove con pochi click abbiamo una visione d’insieme del fenomeno. La figura dello scienziato romano di fine Ottocento viene presentata agli studenti con un interrogativo: “Quando, e perché, Padre Secchi è considerato tra i fondatori della moderna astronomia?”. La risposta non viene mai data, anzi è la stessa domanda che viene scomposta e offre i primi appigli per un’indagine nel tempo e nello spazio.

Un’indagine che ha lo scopo di entusiasmare lo studente, che diviene l’autore, assieme ai suoi compagni e compagne, di una storia: la storia della scienza di fine secolo. La matematica Emma Castelnuovo, più volte ricordata, direbbe: ‘l’obiettivo principale del corso di Geometria Euclidea è suscitare, attraverso l’osservazione dei fatti riguardanti la tecnica, l’arte e la natura, l’interesse dell’alunno per le proprietà fondamentali delle figure geometriche e, con esso, il gusto e l’entusiasmo per la ricerca’.
Gli indizi sono molteplici e vanno cercati tra le pagine di un libro sul lavoro femminile ad Harvard, tra le carte stellari e le dispute scientifiche. A muoversi in questo labirinto di microstorie, allestite per l’occasione, sono gli studenti prima e i visitatori poi; gli stessi ospiti che nel pomeriggio intraprendono un dialogo sul metodo didattico, e animano una vivace quanto ordinata discussione. Le suggestioni che seguono sono quelle che escono dal dibattito pomeridiano, dove insegnanti in pensione hanno condiviso con aspiranti pedagoghe le loro idee e i loro dubbi sulla difficile disciplina dell’insegnare.

“Gli studenti hanno così modo di mettersi in gioco, di inventare teorie e sospendere le categorie di giusto e sbagliato”, sospendere il giudizio ed ascoltare la verità degli altri. Costruire un passato possibile è un esercizio per immaginare il futuro ed il presente, per guardare i complessi temi dell’attualità da prospettive inattese.
Il metodo indiziario pone l’attenzione sui particolari, parte dai tamburi di una tribù africana per parlare dell’immigrazione nell’Europa di oggi, dai colori delle stelle in un cielo notturno per indagare sulla questione femminile nella scienza. Lo fa in maniera disordinata, collettiva e cooperativa, rinunciando alla didattica delle nozioni in favore di una pedagogia della domanda.
Nel metodo indiziario, uno dei molti approcci che un docente può mettere in campo, la realtà viene svelata un tassello alla volta, lasciando a chi partecipa il tempo di osservare, comprendere e pensare. Il silenzio diviene il momento creativo, l’occasione per raccogliere le idee e intraprendere un percorso tra le percezioni e i ricordi, alla ricerca dell’intuizione che può risolvere l’enigma.

La realtà è complessa, una soluzione semplice non esiste. Per questo gli studenti liceali della mattina sono invitati a ricostruirla, con l’ausilio dei loro educatori adulti, nel groviglio di esperienze materiali allestite per l’occasione. Cartelloni, spettroscopi e strisce del tempo sono l’occasione per ipotizzare un passato assieme, per mettersi in gioco inter pares. Gli adiacenti possibili, i percorsi insoliti, i collegamenti inattesi, questi sono i luoghi da esplorare nell’infanzia, e questi sono i pretesti per rimettere in discussione il presente, per mostrare la non linearità dell’avanzamento scientifico.
L’errore, che tanto è biasimato nella didattica ordinaria, diviene un’occasione, l’occasione di abiurare la propria tesi in favore di una più corretta, di rinunciare all’ego ipertrofico proprio della nostra società e ascoltare il nostro vicino. In una spirale positiva di creatività e collaborazione, dove le domande guidano e l’esperienza insegna, verso un’imperfetta conoscenza del mondo.

Noi di The Science Zone non possiamo che fare tesoro di questo insegnamento e riportare queste proposte, queste sensibilità nei percorsi educativi che giorno per giorno costruiamo con i nostri alunni.Flyer 2016 _ fronte

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